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Consiglio regionale a favore della mozione per la sospensione dei pagamenti con POS

Il Consiglio regionale lombardo, nella seduta di ieri martedì 8 luglio,  ha votato a favore della mozione che ho sottoscritto per chiedere la sospensione dell’obbligo per esercenti, artigiani e professionisti di accettare pagamenti elettronici tramite POS (Point of Sale), fino a quando le spese di commissione non verranno adeguate alla media europea, e verrà con essa introdotta la deducibilità dei costi del servizio.

Si tratta di una novità che riguarda milioni di imprese e che ovviamente ha scatenato una tempesta di proteste soprattutto per i maggiori costi che le imprese e i professionisti si troveranno a dover affrontare. La Cgia di Mestre riferisce che il costo medio per ciascuna impresa o studio professionale si aggirerà intorno ai 1.200 euro l’anno, importo che potrà raggiungere i 15.000/20.000 euro annui nel caso, tanto per citare un esempio, di stazioni di servizio di carburanti dotate per esempio di 4 apparecchi POS.

Ma non è solo una questione di costi, che non è poca cosa, a ciò si aggiungerebbero infatti anche le difficoltà pratiche. Pensiamo alle notevoli problematiche per quelle attività che si svolgono fuori sede: idraulici, elettricisti, falegnami, antennisti, manutentori di caldaie, nonché dipendenti e collaboratori, spesso si recano nelle case o nell’immobile del committente: ognuno di essi dovrà essere dotato di un Pos. Ma il legislatore ha una vaga idea di quali costi dovranno sostenere queste aziende?

Nella mozioni le richieste sono chiare: d’accordo la moneta elettronica, d’accordo la tracciabilità, ma tutto ciò non deve andare a discapito delle aziende. La finalità della norma è condivisibile, si legge nella mozione, ma non attuabile tramite questo strumento, che aggiunge invece un altro peso e un ennesimo onere ai commercianti e agli artigiani. La mozione impegna, inoltre, la Giunta ad attivarsi in Parlamento per rinviare il provvedimento fino a quando il costo dei servizi POS non siano allineati a quelli europei e la impegna ad avviare un’indagine a livello regionale sui costi praticati dai principali istituti di credito per arrivare a una revisione delle commissioni bancarie su queste modalità di pagamento.

La dotazione del POS dovrà inoltre essere obbligatoria, ma la norma scatta a metà: per le attività che non si doteranno di POS, infatti, non è prevista alcuna sanzione. Ciò significa che, nonostante vi sia un obbligo, lo Stato di fatto non è in grado di farlo rispettare. Un dubbio che si estende all’efficacia del POS come deterrente contro l’evasione fiscale. Attualmente nel nostro paese ci sono 1,4 milioni di Pos e 34 milioni di carte Bancomat che salgono a 90 se si aggiungono quelle di credito o le prepagate. Non vorremmo, il dubbio è lecito, che questo ulteriore pasticcio sia un altro di quelli che servono ad innalzare artificiosamente i redditi di taluni, le banche, a scapito dei soliti paganti, cioè coloro che non possono evadere perché censiti con regolare partita Iva e codice fiscale. Ricordo infine  come molte attività di intermediazione lavorino con margini percentuali del 8%, e anche inferiori come ad esempio le stazioni di servizio che hanno il 2,5% e, se teniamo conto che la commissione ordinaria dovuta alle banche per le transazioni POS è del 2,5% il tutto ci sembra veramente ridicolo e un’ennesima mortificazione per chi lavora sotto la luce del sole. Il POS si può accettare, ma solo quando i costi del servizio verranno allineati al ribasso alla media europea.

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