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Gestori delle stazioni di servizio in difficoltà, da rivedere il decreto che ha cancellato la gratuità dei pagamenti

Con Decreto emesso dal Ministero dell’Economia delle Finanze lo scorso 14 febbraio, è stata cancellata la norma sulla gratuità delle transazioni in moneta elettronica nel settore della distribuzione carburanti, sancita dalla Legge 183 del 2011 come bonus fiscale strutturale. Approvata ancora nel 2011, ridimensionata e sottoposta a condizione sospensiva nel 2012, elusa sistematicamente negli ultimi due anni, la norma sulla gratuità delle transazioni in moneta elettronica nel settore distribuzione carburanti, che prevede zero commissioni per i rifornimenti inferiori a 100 euro, ora è stata infine sepolta frettolosamente con un decreto del Ministero dell’Economia e Finanze.
Il comma 7 dell’articolo 34,  che statuiva la gratuità dei pagamenti con carte presso gli impianti di distribuzione di carburante non è mai piaciuto al sistema delle banche e dei gestori dei sistemi di moneta elettronica, e ciò che il governo Berlusconi aveva concesso alla categoria il governo Monti si affrettò prima a cercare di togliere, indi a confermare, ma con un meccanismo particolare.  In sostanza, la sopravvivenza a tempo della gratuità dei pagamenti con carte per transazioni inferiori a 100 euro, veniva collegata alla definizione di nuove regole per ridurre le spese di commissione. L’Associazione bancaria italiana, le associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, la società Poste italiane S.p.a., il Consorzio Bancomat, le imprese che gestiscono circuiti di pagamento e le associazioni delle imprese maggiormente significative a livello nazionale, si erano impegnati a definire entro il 1° giugno 2012, e applicano entro i tre mesi successivi, le regole generali per assicurare una riduzione delle commissioni a carico degli esercenti in relazione alle transazioni effettuate mediante carte di pagamento, tenuto conto della necessità di assicurare trasparenza e chiarezza dei costi, nonché di promuovere l’efficienza economica nel rispetto delle regole di concorrenza. Le regole generali sono definite tenendo conto che le commissioni devono essere correlate alle componenti di costo effettivamente sostenute da banche e circuiti interbancari, distinguendo le componenti di servizio legate in misura fissa alla esecuzione dell’operazione da quelle di natura variabile legate al valore transato e valorizzando il numero e la frequenza delle transazioni. Il dispositivo di legge precisava che la gratuità nel settore distribuzione carburanti sarebbe morta anche «di diritto», oltre che «di fatto», quando si fossero infine stabilite le così dette regole generali.
La verità è che sin dal suo lancio la norma è stata sistematicamente disapplicata, accerchiata, elusa nella sostanza, riversando cioè le commissioni sugli oneri di servizio, anzi dilatandone i costi in progressione geometrica, fino a cannibalizzare i margini del gestore sui volumi transati sulle card. Ma, pur annullandosi la norma a favore della categoria, la si è sostituita con una equivalente o migliorativa disposizione, ossia qualcosa è cambiato ora in meglio per esercenti e consumatori? Ma niente affatto.Nessun accordo sulle regole, infatti, è stato raggiunto tra sistema bancario e di gestione dei circuiti card e rappresentanze di operatori. Semplicemente lo Stato per le sue esigenze fiscali ha reso obbligatoria l’accettazione dei pagamenti in moneta elettronica per gli esercenti la vendita di beni collegata e/o la prestazione di servizi, per cui tutta la discussione sulle regole è diventata inutile. Il decreto ora emanato dal Ministero della economia e delle finanze non dice assolutamente nulla neppure secondo le finalità previste dalle norme sul generale contenimento delle commissioni. Premesso che l’uso del contante è ormai definito come un pericolo sociale,  il decreto si limita a dire che fino a transazioni non superiori a 30 euro, i gestori dei circuiti di moneta elettronica  dovrebbero  far pagare di meno, e che ci sarà una bella informazione per spiegare a chi paga quali costi paga e per consentirgli di effettuare confronti. Contento lo Stato, nonché il sistema bancario, non v’è naturalmente alcun riguardo alle specifiche problematiche del settore,  più volte ed in più direzioni sollevate in relazione ai rischi sicurezza di una intera categoria che fa da esattore per lo Stato per il 60 % dei suoi incassi e per il 38 % per il sistema distributivo e che deve scegliere ogni giorno se farsi rapinare dai malviventi o da un sistema di moneta elettronica i cui costi divorano i margini sulla vendita.  Serve rimettere in piedi un tavolo di confronto, al Ministero, con l’Associazione bancaria, le organizzazioni dei gestori e gli altri soggetti del circuito.
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