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Le persone con diverse abilità hanno diritto a entrare nel mondo del lavoro

In Commissione Attività Produttive ho presentato un intervento sul Doc.3, il Programma di lavoro COMMISISONE EUROPEA ANNO 2014.

Di seguito le parole che ho esposto ai colleghi consiglieri.

Vorrei incentrare il mio intervento sul tema della disabilità, ponendo in particolare l’attenzione sulle rilevanti iniziative della Commissione europea, rivolte ai cittadini disabili dell’Unione, finalizzate a garantire l’effettiva parità di trattamento, la libera circolazione, una completa accessibilità e la piena partecipazione alle attività occupazionali e d’impresa, oltre alle attività culturali, ricreative e sportive, eliminando ogni forma di ostacolo ed elaborando un’apposita strategia europea.
Voglio quindi sottolineare l’importanza di promuovere tali iniziative presso le competenti sedi ed istituzioni sia statali che europee chiedendo in particolare, come previsto nella comunicazione della Commissione europea 636 del 15 novembre 2010 recante ‘Strategia europea sulla disabilità 2020’, di rafforzare le azioni che favoriscono l’effettivo inserimento delle persone disabili nel mondo del lavoro, e che rendono i luoghi di lavoro più accessibili.

Migliorare il mercato dei beni e servizi accessibili e consentire a tutti i cittadini di partecipare in modo pieno al mercato unico, apre a sbocchi commerciali, stimola l’innovazione e migliora la competitività delle imprese E, aspetto ancora più importante, un impiego di qualità assicura l’indipendenza economica, favorisce la riuscita personale e offre la migliore tutela contro la povertà.
Oggi purtroppo sono ancora molte, troppe, le aziende italiane che preferiscono pagare sanzioni che rispettare la normativa sull’inserimento delle persone disabili nel mondo del lavoro, e quindi assumere lavoratori disabili al proprio interno. Questa situazione è scioccante e imbarazzante al tempo stesso e manifesta un grande vuoto di cultura e di insensibilità persistente che occorre assolutamente superare, anche grazie agli stimoli che ci giungono dalla Commissione europea (come l’atto all’ordine del giorno) e alle best practies di altri Paesi, sia europei che extraeuropei, che rappresentano modelli di riferimento concreti e realizzabili.

E, visto che purtroppo, non tutti i Paesi sono parimenti attenti e sensibili ai cittadini disabili,  – i quali, vorrei stigmatizzare, non devono rappresentare un tema a sé stante rispetto alla società in generale (e quindi essere visti, come troppo stesso accade, con pregiudizio, come un problema) ma al contrario rappresentano semplicemente un aspetto della società stessa, sono parte della società, – al fine di garantire il pieno rispetto del (sacrosanto) principio di Uguaglianza dei propri cittadini, la Commissione interverrà per favorire la parità di trattamento delle persone disabili, in particolare garantendo la piena attuazione della direttiva 2000/78/CE che vieta qualsiasi discriminazione in materia di occupazione. L’Unione Europea sosterrà e completerà le azioni nazionali al fine di analizzare la situazione del mercato del lavoro delle persone con disabilità, lottare contro i principi e le insidie di determinate prestazioni di invalidità che li scoraggiano dall’entrare nel mercato del lavoro, aiutarli ad integrarsi nel mondo del lavoro, facendo ricorso al Fondo sociale europeo (FSE), elaborare politiche attive del mercato del lavoro, rendere i luoghi di lavoro più accessibili, sviluppare servizi di inserimento professionale.   L’azione europea deve, in sintesi, permettere a un maggior numero possibile di disabili di guadagnarsi da vivere sul mercato del lavoro aperto.

L’altro aspetto che desidero portare alla vostra attenzione è, come preannunciato, quello dell’accessibilità e del pieno godimento dei diritti fondamentali delle persone con disabilità. L’accessibilità è un presupposto inderogabile per la partecipazione alla società e all’economia, ma resta un obiettivo ancora lontano per l’UE. La Commissione propone di utilizzare strumenti legislativi e di altro genere, quali la standardizzazione, per ottimizzare l’accessibilità delle strutture edilizie, dei trasporti e delle tecnologie informatiche di comunicazione (TIC).

Sul tema dell’accessibilità e della mobilità, come ben sapete, guardando al nostro Paese, c’è ancora moltissimo da fare. Basta viaggiare un po’ per rendersi conto che l’Italia da questo punto di vista è indietro anni luce rispetto agli Stati Uniti per esempio, o agli Stati del Nord Europa, ma anche la Spagna, ed in particolare la città di Barcellona, è molto, molto più avanti di noi, molto più cool, per usare un termine caro ai giovani. Gentilezza, rispetto, sensibilità, attenzione, cultura. Queste sono le parole chiave, che dovrebbero addirittura anticipare gli aspetti normativi, regolamentari, sanzionatori.

E invece… Ho visto con i miei occhi, proprio in questi giorni, una situazione a metà tra il paradossale e il grottesco che la dice lunga sulla situazione reale: un bar, un semplice bar, con i servizi igienici per disabili. Bene mi direte… in regola… Peccato che tra il livello del bar e i servizi igienici c’erano di mezzo tre gradini (e nessun ausilio per superarli). Non voglio dilungarmi con altri esempi perché sarebbero troppi e non voglio sottrarre altro tempo alla nostra seduta.

Vado quindi a concludere il mio intervento sottolineando che numerosi ostacoli impediscono ancora alle persone con disabilità di esercitare pienamente i loro diritti fondamentali, tra cui i diritti legati alla cittadinanza dell’Unione, e di partecipare completamente alla società su una base di uguaglianza con gli altri. Questi diritti comprendono il diritto al lavoro, il diritto alla libera circolazione, il diritto di scegliere dove e come vivere e il diritto a prendere pienamente parte alle attività culturali, ricreative e sportive, sia come parte attiva che in qualità di spettatori.

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