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In Regione audito il gruppo “Drappo Bianco”: gli imprenditori hanno perso la pazienza, urgono interventi concreti ed immediati

La crisi attanaglia l’economia nazionale e lombarda, le aziende sono al limite, spesso non ce la fanno a sopravvivere.

C’è chi soccombe sotto il peso dei debiti, c’è chi fugge in Svizzera, ma fortunatamente c’è chi è determinato a rimanere, a difendere il proprio lavoro, e a lottare per smuovere la situazione. Parliamo della rete di imprenditori che spontaneamente si è riunita da qualche mese sotto un simbolo, un drappo bianco listato a lutto. L’idea è venuta a Giuseppe Caggiano, artigiano che esasperato da tasse e burocrazia ha deciso di esternare il proprio disagio, esponendo fuori dalla sua azienda di Carugo, in Brianza, un lenzuolo con un segno nero. In molti, piccoli e medi imprenditori, hanno deciso di seguirlo a ruota, dapprima in provincia di Como, ma ben presto anche nel resto della Lombardia e anche fuori dai confini regionali.

Tutti insieme, uniti da un comune disagio. La protesta, pacifica e silenziosa, è arrivata nei giorni scorsi a mia conoscenza, e questa mattina, in IV Commissione – Attività Produttive, insieme agli altri consiglieri, ho audito Caggiano e altri delegati del drappo al Pirellone.

L’intervento di Caggiano è stato molto diretto ed efficace nell’esprimere la grave situazione in cui oggi si trova la rete delle imprese lombarde. Tasse e burocrazia sono come una morsa che non da respiro, e dopo anni di silenzio e tanti bocconi amari spinti in gola, là fuori, nei capannoni, la pazienza è terminata. Come Regione Lombardia abbiamo il dovere di impegnarci al massimo per venire incontro a queste persone, venute oggi per chiederci semplicemente di poter lavorare, di poter portare avanti i sacrifici di una vita, in condizioni più accettabili. Gli enti devono svolgere funzione di tutela e salvaguardia per le imprese, non essere un sordo ostacolo, o peggio ancora un nemico da combattere.

Forse non ci rendiamo conto, ma queste persone non ce la fanno più, vogliono difendere il frutto delle loro fatiche ma anche l’occupazione, i loro operai, il tessuto sociale del territorio. La situazione è ben più grave di come la vediamo dall’interno del palazzo, in gioco non ci sono solo i posti di lavoro e le nostre eccellenze, ma ancor prima i bisogni primari dei cittadini.

Per mantenere alta l’attenzione sul problema, imprenditori, operai e amministratori locali (del comasco ma non solo) saranno tutti insieme domani, venerdì 29 novembre, allo Stop Day di Cantù. All’appuntamento in piazza sarò presente anche io, non posso che condividere la battaglia del signor Caggiano. Mi unisco al coro di chi ha perso la pazienza, diciamo basta alle tasse folli1

Sono impegnata in prima linea, come tutta la Commissione, sul Progetto di Legge 111 che punta a ridefinire gli strumenti di competitività per le imprese lombarde. E a riguardo dico che è tempo di passare dalla parole ai fatti. Mentre sui tavoli istituzionali si discute e ci si confronta, sul territorio le imprese chiudono con gravi conseguenze sociali per l’intero sistema lombardo. Bisogna fare in fretta, essere concreti e mettere in campo subito strumenti efficaci.

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